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Verona, 5 August 1984

 

Carreras: A day at Arena is worth triumph with Karajan

 

A conversation with the tenor making his debut Tuesday in Bolognini's "Carmen"

 

Verona - Tenor Jose Carreras many years had been aiming for Arena. Prestige and international fame would not be complete without a "rehearsal of twenty thousand" on a calm August evening in Verona. The moment has come, and from Tuesday on Carreras will sing Don Jose in the French version of Carmen, under the direction of Mauro Bolognini, with stage design by Paolo Bregni and severe demands for corps de ballet and choir of Arena. Carreras' partners will be Gail Gilmore (after another exotic prima donna Verret), Garbis Boyagian and Mietta Sighele.

 

The other night all rehearsed the third and the fourth act. Carreras seemed very convinced that the experience at Arena is necessary. "It is essential for any singer, the tenor insists, for reasons of artistic order, popularity, impact with this unique public. It's a usual thing, however, for the one who sings in Italy. No other part of the world can compare with your country. You have understanding people, and a success at La Scala is beyond comparison."

 

Carreras returns to La Scala to open the season again with Carmen. But Arena is another thing. Why just now? Some people consider Carreras too refined for vast spaces of Arena.

 

The tenor replies: " Yes, I tend to be refined, although I am not a phenomenon. But I believe to have the necessary projection of voice to sing at Arena. Projection is what counts more than volume. I have already sung outdoors in Los Angeles, Macerata. I am going to Taormina, Orange, again with Carmen. Those are places with less favorable acoustics than that of Arena." Carreras had to choose between Verona and Salzburg, but first of all between Arena and Karajan. "To sing under his direction gives prestige," he says. "I was fortunate to sing with greatest conductors, but he had always been an exception. It is Karajan who conducts Verdi's Mass I sing in Salzburg this month.

 

Nello Santi, "caught again" after Giuseppe Patané's withdrawal, will conduct at Arena. Carreras seems not to worry: "I am in good rapport with both. When I was told about Patane's renouncement, I became alarmed. But I calmed down after I learned his substitute was Santi. I've already worked with him much and good."

 

Singing in French is no problem at all. Carreras, like director Bolognini, asserts that operas should be sung in the original language. "But I have a single worry. At Arena you must concentrate and count on a very clear direction to do important things the right way. Otherwise you risk to get lost on this enormous stage."

 

Carreras chose a private apartment for his stay in Verona. "It is because travelling around hotels makes you loose touch with reality. The career itself requires great sacrifices. One must stay alert not to "loose oneself". But I would never give up my work. It rewards you with greatest satisfaction: the possibility to be understood." This is why opera attracts so many young people. "But great names still belong to my generation and to the one that precedes. Among the young I see many well prepared, professional singers, but no great voices."

 

Carreras' schedule is busy. After Verona and Salzburg he goes to New York to record West Side Story with Bernstein, then to Metropolitan, then to London to sing Carmen.

 

He dreams that some day near Covent Garden there will be a bar "Jose Carreras", like the one named after Placido Domingo.

 

After London is Vienna where in 1986 he will sing Manon Lescaut, the thirty-first pearl in his repertory.

 

Franco Ruffo

 

English translation © Maria Kozlova

 

Italian original:

 

 

VERONA 5 agosto 1984

CARRERAS:  "UN GIORNO ALL'ARENA VAL PIU' DI UN TRIONFO CON KARAJAN"

A colloquio col tenore che giovedì debutta nella "Carmen" di Bolognini

Verona -  Da anni il tenore José Carreras puntava all'Arena. Il
prestigio, il nome internazionale non erano completi senza la "
"prova dei ventimila" di una serata calma dell'agosto veronese.
Il momento ora è arrivato e da giovedì Carreras sarà Don José
nella Carmen, nell'edizione in francese, proposta con la reia di
Mauro Bolognini, le scene di Paolo Bregni  ed un severo inmpegno
per il corpo di ballo nonché per il coro areniani. Carreras sarà
affiancato da Gail Gilmore (dopo la Verret un'altra primadonna esotica)
,da Garbis Boyagian e da Mietta Sighele.

L'altra sera erno tutti a provareil terzo e quaro atto. Carreras
appariva sempre più convinto che un'esperianza areniana non
può mancare : "E' indispensabile per ogni cantante - sostiene
il tenore - per motivi di ordine artistico, per la popolarità, per
l'impatto con un pubblico unico al mondo. Come sempre d'altra
parte , quando si canta in Italia. Il vostro paese non si può
paragonare a ness'unltra parte del mondo. C'è gente che capisce,
ed un successo alla Scala non ha confronti."

Carreras tornerà alla Scala per aprire la stagione, ancora con
Carmen. Ma l'Arena è un'altra cosa. Perché solo ora ? C'è chi
sostiene che Carreras è troppo "raffinato" per i grandi spazi
areniani.

Il tenore replica: "Certo, sono tendenzialmente raffinato, anche
senza essere un fenomelno. Ma credo di avere la proiezione della
voce per cantare in Arena. La proiezione conta più del volume.
All'aperto ho già cantato a Los Angeles, a Macerata,. A Taormina, vengo
da Orange, ancora con Carmen. Sono tutti posti con
l'acustica meno  buona di quella areniana".  Carreras ha dovuto
scegliere tra Verona e Salisburgo e, soprattutto tra l'Arena e
Karajan. "Cantare sotto la sua direzione - ricorda - dà prestigio.
Ho avuto la fortuna di lavorare con tutti i maggiori direttori, ma
"lui" è sempre l'eccezione. Proprio con Karajan, questo mese
interpreterò a Salisburgo la Messa di Verdi."

In Arena dirigerà Nello Santi "ripescato" dopo il forfait di Giuseppe
Patanè. Carreras sembra non preoccuparsi: "Sono in ottimi
rapporti con entrambi. Quando mi hanno detto della rinuncia di
Patanè mi ero allarmato. Mi ha tranquillizzato il fatto che lo
sostituisca Santi, con il quale ho già lavorato molto e bene."

Non è neppure un problema che si canti in francese. Carreras,
come il regista Bolognini, sostiene che  le opere vanno eseguite
nella lingua originale. "Caso mai - dice il tenore - ho una sola
preoccupazione. Che in Arena bisogna trovare la concentrazione
e puntare su una regia molto chiara perché le cose importanti
vanno fatte nel modo giusto. Sennò, su questo enorme
palcoscenico, si rischia di perdersi."

Per il suo soggiorno veronese Carreras ha scelto un appartamento
privato. "Perché - confida - girare per gli alberghi fa perdere la
misura delle cose. Già la carriera obbliga a grandi sacrifici.

Ma dobbiamo stare attenti a non "perderci". Però non cambierei lavoro.
C'è la compensazione, si è ripagati con grandissime soddisfazioni, con
la possibilità di essere capiti."

Sarà anche per questo che la lirica richiama tanti giovani. "Ma -
ricorda Carreras - i grandi nomi sono ancora quelli della
generazione prima della mia  e della mia. Tra i giovani vedo
gente che si prepara bene, molto professionale, ma non intuisco
grandi voci".

Il carnet di Carreras è pieno. Dopo Verona e Salisburgo va a New
York per registrare West Side Story con Bernstein, poi al
Metropolitan, poi a Londra per Carmen.

Magari sogna che, in futuro anche per lui, vicino al Covent Garden,
ci sia un bar "José Carreras" come ce n'è uno intitolato a Placido
Domingo.  Dopo Londra c'è Vienna, dove canterà, nell'86, Manon Lescaut,
trentunesima perla del suo repertorio.

Franco Ruffo

 

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